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La porta sul mare

9788897883883

Nuovo

Per più di tre secoli, milioni di africani sono stati catturati e venduti come bestie nelle americhe. Questo libro ci porta dentro le navi, nei villaggi, nei campi. Un viaggio che prende il largo dall’isola di Gorée, che ci impone di fare i conti con la storia, quella scomoda, quella in cui siamo i carnefici.

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98 Articoli

13,00 €

Scheda tecnica

TitoloLa porta sul mare
AutoreJoseph N'Diaye
TraduzioneGaia Amaducci
PrefazioneKōichirō Matsuura
PostfazioneMarco Aime
Anno2019
Pagine112
Formato15x21 cm
ISBN9788897883906
LinguaItaliano

Dettagli

LEGGI L'ANTEPRIMA

Questo libro ha due anime. La storia di Ndioba è la prima, bambina di dodici anni strappata alla sua terra e venduta in America. L’inchiostro di N’Diaye ci accompagna nelle tappe della sua disumanizzazione. A questo inferno si contrappone la voce dell’autore che spiega ai bambini in visita al museo di Gorée cos’è stata la schiavitù. Capitoli brevi, immagini forti e messaggi raccontati con semplicità e onestà. Queste pagine ci mostrano un luogo che è divenuto il simbolo mondiale della tratta negriera e il tempo in cui degli uomini hanno trasformato altri uomini in bestie solo per il colore della loro pelle.

#AFRICA #SCHIAVITÙ #RAZZISMO #CARNEFICI

Boubacar Joseph N’Diaye è nato in Senegal nel 1922. Dopo aver partecipato alla Seconda Guerra Mondiale è diventato un tipografo e compositore. Ha dedicato la sua vita alla memoria del suo popolo. Per oltre 40 anni è stato il curatore della Casa degli Schiavi di Gorée, luogo visitato da Giovanni Paolo II e Bill Clinton. Nel 2001, il regista Rachid Bouchareb si è ispirato alla sua figura per la realizzazione del film Little Senegal. è morto nel 2009 dopo una lunga malattia e dopo aver raccontato a migliaia di persone il dramma della schiavitù.

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La porta sul mare

Per più di tre secoli, milioni di africani sono stati catturati e venduti come bestie nelle americhe. Questo libro ci porta dentro le navi, nei villaggi, nei campi. Un viaggio che prende il largo dall’isola di Gorée, che ci impone di fare i conti con la storia, quella scomoda, quella in cui siamo i carnefici.

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