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Riscopriamo un classico: l'attualità de "Il Maestro e Margherita"

Riscopriamo un classico: l'attualità de "Il Maestro e Margherita"

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Il Maestro e Margherita

Sono passati esattamente cinquant'anni dalla prima pubblicazione de “Il Maestro e Margherita”, il capolavoro letterario di Michail Bulgakov . L’opera fu ultimata nel 1941 dalla moglie dello scrittore dopo che lui era morto l’anno prima, continuando senza darsi pace a rimaneggiare il romanzo, ritenendolo costantemente imperfetto. Fu, tuttavia, pubblicata solo nel 1966 in versione parziale e censurata. Cosa rende “Il Maestro e Margherita” tanto pericoloso da terrorizzare l’allora potentissimo regime Sovietico? Cosa ha portato l’opera maledetta di Michail Bulgakov, quella storia allucinata di cui non era mai soddisfatto, a diventare uno dei classici più conosciuti, studiati ed interpretati del nostro tempo?

Innanzitutto la sua complessità: “Il Maestro e Margherita” non è un’opera semplice da capire ed offre chiavi di lettura differenti per ogni nuova lettura. (ndr: lo conferma uno che l’ha riletto in più fasi della sua vita trovando sempre uno spunto diverso) Eppure, nonostante il mistero che da anni affligge studiosi, filosofi e letterati di tutto il mondo, resta una costante: l’opera sembra sempre così attuale da entrare nell’anima di chiunque si avvicini ad essa, spesso sconvolgendola ed aprendo nuovi ed inaspettati orizzonti. Veniamo ora al nocciolo della questione: di cosa parla?

Siamo nella Mosca post Rivoluzione d’Ottobre, in una Russia che ha salutato violentemente gli Zar, che ha rinnegato qualunque fede e si è consacrata al realismo, alla politica e ad un ideale di libertà. In questa perfetta macchina burocratica fatta di divisione dei compiti e ruoli sociali arriva un cataclisma. Il Diavolo in persona, sotto le spoglie del “Professore di magia Woland”, arriva in città insieme ad un’allegra combriccola di demoni e spiriti ed, in pochi giorni, tutto il materialismo che i moscoviti avevano abbracciato crolla. Con Woland la città viene invasa dall’assurdo, dal grottesco, dall’irrazionale che scaturisce dalla mente dell’inquietante straniero: sparizioni, morti incredibili, fenomeni paranormali che culminano nel colossale spettacolo teatrale in cui il professore di magia mostra al mondo intero le contraddizioni dell’animo umano. Su questo sfondo, si consuma la travagliata storia d’amore fra Margherita, moglie di un cittadino benestante, ed il Maestro, scrittore maledetto diventato folle dopo aver dato alle fiamme il suo manoscritto su Ponzio Pilato.

Come Bulgakov sa bene ed, infatti, fa ripetere ad uno dei suoi personaggi: “I manoscritti non bruciano”. Così, quel romanzo distrutto torna ripetutamente all’interno del racconto, alcune volte raccontato dallo stesso Woland, altre sognato, altre ancora ricordato dal Maestro: la Passione di Cristo vista dagli occhi di Pilato. Il governatore romano famoso per essersi “lavato le mani” diventa capitolo dopo capitolo un simbolo di pentimento, di redenzione; un comune essere umano che non è riuscito a comprendere subito il messaggio di Gesù perchè troppo legato a schemi e preconcetti, ma riesce a liberarsene e a trovare, infine, il tanto agognato perdono. E’ proprio questo il messaggio fondamentale de “Il Maestro e Margherita”: i moscoviti avevano ottenuto la libertà, ma avevano perso il cuore. Il Diavolo porta la paura, l’incredulità e le più oscure e bestiali passioni, distrugge il politicamente corretto e la buona educazione. Mentre la città è in preda al panico, solo una persona comprende: Margherita, aggrappata ostinatamente a quel suo amore folle, non è stata addomesticata da quel mondo e, all’arrivo di Woland nella sua vita, si spoglia, fisicamente e mentalmente, delle vesti di moglie e donna per diventare tutt’uno con l’istinto e la natura; una strega pronta a salvare il suo amato da sè stesso.

Non stupisce, quindi, la censura del tempo: la Russia di Stalin non poteva accettare un’opera che invitava a rompere gli schemi di regime o, semplicemente, che sembrava sbeffeggiare l’ateismo che il comunismo del tempo cercava di diffondere con tutte le sue forze, per non dimenticare le continue e mirate frecciatine dell’autore contro persone ed istituzioni esistenti. Tuttavia, quelli interni non erano gli unici nemici dell’opera. “Il Maestro e Margherita” parlava di fede e religione, ma in maniera rivoluzionaria: il Diavolo esiste perchè Dio vuole che esista, il male per sostenere il bene supremo, passione e impulso per avvicinarci alla salvezza. Woland, come afferma egli stesso avanti a un messaggero di Dio è “Ombra necessaria alla luce, faccia diversa dello stesso Bene”.

Margherita

Che sia una critica politica, una prova teologica, una storia d’amore o le deliranti allucinazioni di uno scrittore folle, “Il Maestro e Margherita” sembra stranamente vicino al nostro tempo. Il nostro mondo, molto più della Russia di Bulgakov, è pervaso dal cinismo e governato da una fredda burocrazia, qualunque fede è meno forte degli interessi economici e la vasta rete del web ha cancellato ogni stupore o sorpresa. L’unica differenza è che se, oggi, un mago nero staccasse la testa ad un uomo sul palco di un teatro tutti penserebbero ad un effetto speciale realizzato discretamente e se un grasso gatto nero parlasse penseremmo a una nuova trovata pubblicitaria. Forse, vien quasi da credere che, a differenza di Pilato, non abbiamo più possibilità di redenzione e che nessuno di noi potrà più librarsi sopra i solidi palazzi di cemento come il Maestro e Margherita.

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