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Ghostwriter: una vita di anonimato per la celebrità altrui

Ghostwriter: una vita di anonimato per la celebrità altrui

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All’ingresso di ogni grande libreria sono le prime cose su cui cade l’occhio, ogni Natale sono immancabili impacchettati sotto l’albero e, in estate, invadono gli ombrelloni: sono le autobiografie di personaggi famosi. Un fenomeno che esiste da quando esiste la notorietà moderna: che sia uno chef stellato, un calciatore, un politico o, persino, uno youtuber adolescente, ormai qualunque VIP ha un proprio libro in cui “si racconta” o dedicato a qualche sua esperienza di vita. Volumi pubblicati da grandi case editrici e che vengono comprati sopratutto da fan ed appassionati del personaggio, senza dar troppo peso al reale contenuto. Sorge, però, un legittimo dubbio a chiunque abbia un minimo di buonsenso: uno chef che passa la sua vita da una cucina ad un’altra dove trova il tempo di scrivere? Un calciatore che nelle interviste non spicca per la grammatica è in grado di crare un contenuto pubblicabile? Certo, non bisogna mai porre limiti alla provvidenza ed alle capacità umane, ma, quando queste ultime non bastano intervengono i ghostwriter.

Queste “misteriose” quanto sottovalutate figure professionali esistono da che esiste la scrittura: Lorenzo de’ Medici con molta probabilità commissionò la famosissima “Canzone di Bacco” per poi apporvi la nobile firma. Così, gli “scrittori fantasma” scrivono ed il personaggio famoso legge, se proprio deve, firma e mette la sua foto sulla copertina garantendo migliaia di vendite. Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ovviamente: il cantautore Francesco Guccini, ad esempio, non ha mai utilizzato ghostwriter per i suoi libri. Inoltre, per quanto quello delle biografie sia il settore più esemplare, non è l’unico in cui queste penne sono impiegate. In genere, quasi tutte le case editrici hanno degli scrittori di fiducia ai quali affidano la realizzazione di opere a nome della stessa casa. Si tratta spesso di lavori di ricerca, più che di creazione (ricettari, raccolte, approfondimenti), che, quindi, richiedono capacità tecniche e non una vera e propria idea autoriale. In questo caso, però, non si tratta di veri e propri fantasmi: i libri non vengono firmati da altri al posto del vero autore, ma dalla casa editrice. Anzi, in molti casi lo scrittore viene nominato utilizzando sistemi come “A cura di...” che equivalgono comunque ad una firma. Questa è, quindi, la categoria meno “patologica” di ghostwriter, dato lo stretto legame con la linea editoriale e con i progetti dell’editore. Ci concentreremo, infatti, sui ghostwriter di altri, su chi realmente vede il suo nome sostituito da chi non ha scritto nemmeno una virgola.

Come funziona questo universo invisibile? Perchè una buona penna dovrebbe scegliere una vita di anonimato? Ovviamente, la ragione è prettamente economica: le grandi case editrici offrono cifre abbastanza considerevoli ai ghostwriter che sono sicuramente più immediate e sicure di una percentuale sulle vendite. Inoltre, scrivere biografie altrui è un lavoro meno impegnativo, mentalmente, di scrivere qualcosa di personale e, di conseguenza, richiede molto meno tempo. I ghostwriter più affermati riescono a scrivere una ventina di libri all’anno con guadagni notevoli. Generalmente le case editrici offrono dai 1500 euro, le più piccole, ai 5000 euro, le più grandi, per un solo libro. Si tratta di una vera e propria commissione: lo scrittore riceve la somma, consegna la sua opera e dopo non vanta più diritti su di essa. L’anonimato è fondamentale in questo tipo di rapporto, il pubblico deve credere che a scrivere l’accorata storia della sua vita sia stato il suo beneamino. Soltanto negli ultimi anni alcuni ad alcuni autori fantasma è stata concessa la firma affiancata a quella del personaggio trattato: tuttavia si tratta sempre di casi in cui lo scrittore sia già conosciuto anch’egli dal grande pubblico, ad esempio un giornalista rinomato. Tutto questo discorso vale sempre nei limiti del buon senso e della legalità: sono sorti spesso casi in cui un ghostwriter è stato pagato una miseria, non più di 500 euro, senza alcun altro riconoscimento per il lavoro svolto.

Rimane il dubbio su come possa un perfetto estraneo venire a conoscenza delle esperienze di vita dell’autore fittizio abbastanza bene da poterne scrivere in prima persona. Questo versante dell’argomento è piuttosto elastico e, a dire il vero, ambiguo. La procedura esemplare richiederebbe una frequentazione costante fra il soggetto della biografia ed il suo ghost, una completa immersione nel mondo e nel contesto familiare e sociale narrati ed una piena consapevolezza del carattere della persona e dei suoi affetti...inutile dire che tutto ciò avviene in rarissimi casi. Per ragioni di tempo lo scrittore ha contatti sporadici con il soggetto, anche solo telefonici e molto più simili ad un’intervista da sviluppare. Quando va bene, invece, il ghost passa qualche giorno insieme al suo personaggio cercando di carpirne l’essenziale per una buona storia. Purtroppo, però, non sono pochi i casi in cui lo scrittore non ha alcun contatto, nemmeno a distanza, ed è costretto ad inventare di sana pianta, mischiando, magari, fatti notori, cronaca e fantasia in un mix credibile.

Un fenomeno sempre più di nicchia, ma crescente, è quello del self publishing che utilizza i ghostwriter. In genere si tratta di persone che vogliono tramandare la loro storia, i classici libri che vengono diffusi con orgoglio fra amici e parenti, ma che non si sentono in grado di approcciarsi alla scrittura. In questo caso si ricorre ad agenzie o siti che forniscono scrittori a pagamento. In questi casi, il compenso per il ghost è leggermente più elevato rispetto a quanto offerto da una casa editrice normale.

Insomma, i ghostwriter fanno storcere il naso a tutti chi crede che un autore abbia il sacrosanto diritto di firmare una sua opera o che sia ingiusto commercializzare menzogne e storie fittizie. La verità è che il mercato continua anche grazie a questi mezzi: ci sarà sempre il politico che vorrà affermare le proprie idee pubblicando un libro, pur non riuscendo ad unire due frasi di senso compiuto, così come ci sarà sempre chi vorrà conoscere la travagliata infanzia della sua attrice preferita. Un gioco di illusioni fra chi si illude aggiungendo al suo sito ufficiale il titolo di “scrittore” e chi si illude di conoscere l’animo di una persona per aver letto la sua autobiografia autografata. Illusioni che, però, offrono un guadagno reale a tanti giovani penne ignorate e destinate all’anonimato.

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